La Brigata Santa Justa

Il territorio in cui nacque e si sviluppò la brigata Santa Justa fu quello compreso fra la Pieve del Pino, Sasso Marconi, Lagune e Medelana. Questa brigata fu essenzialmente autoctona e stanziale, coloro che vi aderirono provenivano, per la maggior parte, dalle zone in cui essa operò. Analizzando la composizione socio-professionale si vede che il nucleo principale era rappresentato dagli operai (63,1%), ma anche la categoria degli artigiani era rappresentata in una percentuale (9,5%) superiore a quella riscontrabile nelle altre brigate presenti nella zona. Come ultimo parametro sociologico prendiamo in esame il grado di istruzione dei partigiani della Santa Justa e vediamo che questo dato è omogeneo a quello delle altre brigate, la maggior parte era infatti in possesso della licenza elementare (65,5%) mentre il 16,7% aveva frequentato fino alla terza.

Questa brigata nacque attorno a Pino Nucci, uno studente di medicina che, rientrato dopo l’8 settembre a Casalecchio dove era sfollata la famiglia, decise di organizzare i primi gruppi di sbandati e come nascondigli alcuni luoghi nel comune di Sasso Marconi dove esercitava, in qualità di medico condotto, suo fratello Gino. In seguito alla chiamata alle armi dell’esercito repubblichino, questi gruppi si ingrandirono e vennero costituite, nel novembre 1943, le prime basi sulle colline di Medelana e delle Lagune. Le riunioni del nucleo organizzativo della brigata si tennero spesso in una locanda e nella farmacia di Sasso Marconi. Le azioni furono essenzialmente dei sabotaggi; vennero seminati chiodi sulle strade per forare i pneumatici ai tedeschi, furono bruciati alcuni depositi di carburante, vennero distrutti i documenti matricolari del distretto di Bologna e vennero danneggiate le linee ferroviarie della Porrettana. La brigata partecipò anche ad alcuni combattimenti contro i nazifascisti e un suo partigiano fu impiccato per rappresaglia, secondo le testimonianze dei partigiani. I tedeschi operarono molti rastrellamenti nella zona ed il comandante Nucci ricorda come. con il suo intervento, salvò la popolazione di Rasiglio. Il comandante stabilì poi i contatti con il CUMER ed accettò in brigata un commissario politico, il socialista Emilio Alessandri. Il parroco delle Lagune don Gabriele Mario Bonani divenne il cappellano della brigata e si adoprò per aiutare i partigiani. Nascose e salvò la vita a numerosi prigionieri inglesi che erano riusciti a sfuggire ai tedeschi. Questa sua attività fu causa di una irruzione in canonica compiuta dai fascisti di Sasso Marconi. Alcuni operai della Centrale del Setta, partigiani della brigata, operarono per evitare che i tedeschi sabotassero questo impianto che era l’unico rimasto in grado di fornire acqua potabile a Bologna. Nel novembre del 1944, la brigata ricevette l’ordine di scendere a Bologna, ed obbedì. Il 16 gennaio il comandante venne arrestato, ma riuscì a scappare dalla prigione. A Bologna l’attività dei partigiani continuò fino al giorno della liberazione della città. Alla brigata risultano avere complessivamente aderito 387 elementi, secondo gli elenchi stilati nell’immediato dopoguerra in cui figurano i partigiani riconosciuti come tali.

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