La Stella Rossa

L’ambito territoriale in cui si sviluppò la brigata Stella Rossa era compreso fra Castiglione dei Pepoli, Monzuno, Marzabotto e Grizzana . Più precisamente possiamo dire che la brigata trascorse 269 dei suoi 334 giorni di vita nella zona di Monte Sole sempre all’interno del perimetro di Monte Capra, Monte Venere e Monte Salvaro . La sua formazione ebbe luogo molto precocemente, per lo meno per quello che riguarda il suo primo nucleo; infatti già nell’autunno 1943 si radunarono attorno a Mario Musolesi, il Lupo, i primi giovani grazie anche all’azione di un uomo più maturo, Umberto Crisalidi un antifascista di vecchia data. Ciò accadeva quando ancora i dirigenti del Cm non ritenevano possibile lo sviluppo della lotta armata sugli Appennini .

I componenti della brigata, fin dall’inizio, provenivano dalla stessa zona in cui essa si trovò ad operare; circa il 55% dei partigiani della Stella Rossa, infatti, era originario dei comuni succitati, di Sasso Marconi e di Vado 15. La struttura socio-professionale era caratterizzata dalla forte presenza operaia (58,1%) e dalla presenza, non riscontrabile in altre brigate, di contadini coltivatori diretti (5,4%). Ciò è spiegabile considerando il territorio circostante in cui prevaleva la piccola e piccolissima proprietà coltivatrice . Umberto Crisalidi, in collaborazione con Giorgio Ugolini, cominciarono fin dall’8-9 settembre a raccogliere le anni che venivano abbandonate dai soldati in fuga, quando Mario Musolesi ritornò da Roma dopo aver combattuto a Porta San Paolo, anch’egli venne coinvolto . Gli altri componenti di questo primissimo gruppo fra cui Giovanni Rossi, Alfonso Ventura, e poco più tardi, Guido Tordi, si dedicarono ad un’azione di propaganda per informare i giovani sulla presenza di questa nucleo di Resistenza e per illustrare alla popolazione civile le ragioni della lotta.

Nell’inverno del 1943 molti giovani vennero avviati al lavoro nell’organizzazione Todt, per poi essere accolti in brigata nella primavera. Il primo atto militare che venne compiuto dalla brigata fu il sabotaggio di un treno sulla »Direttissima» nel novembre 1943. In seguito a ciò la brigata incominciò ad essere conosciuta in tutto il territorio. Nel dicembre si aggregò alla brigata Sugano Melchiorri, un operaio di Crespellano e, con lui, iniziarono ad arrivare giovani anche dalla pianura. Con l’arrivo di questo partigiano non tellurico ma piuttosto rivoluzionario si pose in modo sempre più forte l’esigenza, già più volte esposta da Crisalidi al Lupo, di stabilire dei contatti con il CLN e dì permettere la presenza dei commissari politici in brigata. Il comandante non era mai stato favorevole all’intervento dei politici, probabilmente perché, in primo luogo, temeva di perdere il suo potere e poi, perché, secondo lui, la politica doveva subentrare solo in un secondo tempo, quando l’Italia fosse stata liberata dai tedeschi e dai loro alleati fascisti . Fu per questo che la Stella Rossa, pur avendo al suo interno un discreto numero di partigiani di orientamento comunista, non divenne mai una brigata Garibaldi. Nel maggio 1944 la brigata era composta da circa 200 uomini ed in settembre la brigata riuniva già circa mille partigiani divisi in varie compagnie dislocate in varie case fra la Valle del Setta e del Reno . Sempre durante la primavera del 1944 la brigata che si era spostata verso la zona di Pietramala e di Monte Vignola, riuscì ad entrare in contatto con il comando inglese ed ottenne dei lanci di materiale vario, soprattutto armi, sigarette e cibo. Se i rapporti con gli inglesi in questa fase furono buoni, non si può dire altrettanto per quelli che intercorsero fra la Stella Rossa e le brigate che operavano nelle zone circostanti e che chiedevano collaborazione con il Lupo. I partigiani che tentavano di entrare in contatto con i compagni di lotta appartenenti alla Stella Rossa ebbero esperienze per lo meno spiacevoli in seguito agli incontri con il Lupo . Le azioni militari, consistevano in sabotaggi, in attacchi contro i presidi tedeschi e fascisti. La tecnica utilizzata era quella della guerriglia, con attacchi portati dalle singole squadre d’assalto . Nel giugno del 1944 Sugano Melchiorri, in seguito all’acuirsi delle divergenze politiche con il Lupo, decise di abbandonare la brigata e di spostarsi a Montefiorino seguito da un discreto numero di partigiani.

Dopo la caduta della Repubblica di Montefiorino Sugano si spostò verso la sua zona d’origine e continuò la lotta di resistenza in collegamento con le squadre della 63ª Brigata Garibaldi . In luglio, il Lupo riportò la brigata a Monte Sole, dove si sentiva più sicuro, ed iniziò la collaborazione con alcuni elementi inseriti nelle strutture del PFN disposti a fare il doppio gioco in favore dei partigiani. Continuarono ad accadere molti episodi che facevano supporre la presenza di spie all’interno della brigata e quindi, mai come in quel momento, sarebbe stata necessaria sia la presenza dei commissari politici in brigata sia un più stretto contatto con il CUMER. Nell’agosto il Lupo permise l’arrivo dei commissari in occasione del secondo spostamento a Pietramala, ma con il ritorno a Monte Sole la posizione dei commissari fu nuovamente ridiscussa. La mattina del 29 settembre i battaglioni delle SS comandati da Walter Reder, guidati dai fascisti locali in collaborazione con alcuni infiltrati nella brigata, sferrarono un grande attacco nella zona di Monte Sole. I partigiani vennero sorpresi ed ingaggiarono una battaglia con i tedeschi, secondo le loro testimonianze. A Cadotto. dove era la sede del comando di brigata, mori il Lupo. Altri partigiani morirono, alcuni riuscirono a passare il fronte e ad unirsi agli alleati che erano attestati poco lontano, altri ancora scesero a Bologna o si unirono ad altre brigate operanti nella zona appenninica per continuare la lotta.

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